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La cultura ha bisogno di fondi? Come orientarsi fra crowdfunding, ArtBonus e sponsoring.

 

Il 6 di marzo siamo stati invitati dalla Camera di Commercio di Milano e dalla società The Round Table in qualità di relatori al convegno, intitolato “ Nuovi strumenti di raccolta fondi: produzioni culturali d’Impresa, Art Bonus e crowdfunding”.

Il pubblico, composto da circa un centinaio di referenti di Fondazioni culturali, Associazioni e Cooperative Culturali, si è dimostrato attento e interessato agli argomenti che,come sappiamo ormai bene, interessa  tutto il comparto culturale italiano.

Emanuela Negro- Ferrero; Palmina Clemente; Francesco Moneta; Andrea Catania

Dopo le introduzioni e i saluti di rito, il testimone è passato a Francesco Moneta, amministratore delegato di The Round Table e ideatore ed organizzatore dell’ormai famoso premio “Cultura + Impresa” che ogni anno premia il miglior progetto di comunicazione proposto da un’azienda e realizzato in ambito culturale.

Nel 2016 il vincitore è stato Edison con il suo spettacolare progetto legato all’Expo 2015.  Il 2017 vedrà un altro progetto eccellente, probilmente legato al  grande successo riscosso dall’ArtBonus e alla crescita delle campagna di crowdfunding in ambito culturale su tutto il territorio italiano.

Il primo intervento del convegno è stato l’interessante racconto di una case history d’eccellenza legata proprio all’Art Bonus.

A raccontarla, in forma estremamente interessante e precisa, è stato il giovane Assessore alla Cultura di Cinisello Balsamo, Andrea Catania,  ideatore e promotore di una iniziativa di mecenatismo legata al recupero di una villa storica situata nel centro cittadino.

Villa Ghirlanda a Cinisello Balsamo

“Villa Ghirlanda” è un’antica villa patrizia lombarda il cui restauro era stato preso in cura da un gruppo di imprenditori locali intenzionati a trasformarla nel centro culturale cittadino.

La lodevole iniziativa si è però arenata, che novità,  per mancanza di fondi e il cantiere iniziato non consentiva certo la fruizione ai cittadini della struttura e del magnifico parco che la circonda.

L’Assessorato alla Cultura, utilizzando mezzi e professionalità proprie, forte del fatto che il restauro godesse dello sgravio fiscale ArtBonus, ha promosso una campagna di sensibilizzazione e comunicazione che, in tempi addirittura dimezzati rispetto a quelli previsti, ha condotto alla raccolta dei fondi necessari .

Interessante sentire come un ente pubblico si sia avvalso della collaborazione di grandi realtà associative come, per esempio,  il Rotary  Club, per organizzare una cena di gala dedicata alla raccolta di fondi.  Questo tipo di attività è stato ripetuto l’anno successivo e nel 2017, per rendere la raccolta fondi più interessante e stimolante, sono previste altre azioni di coinvolgimento diretto della popolazione di Cinisello Balsamo.

Cena di gala a Villa Ghirlanda

In che cosa si differenzia una campagna di crowdfunding da una campagna di raccolta fondi come quella realizzata per Villa Ghirlanda?

Fondamentalmente le attività sembrano identiche se non molto simili. Elementi comuni sono:

1 – la costruzione di una comunità di donatori

2 – la realizzazione di una campagna di comunicazione

3 –  l’ideazione di eventi mirati.

Se tutto questo fosse stato realizzato avvalendosi del supporto di un portale di crowdfunding, le donazioni, invece di finire sul conto corrente bancario del Comune di Cinisello Balsamo, sarebbero state accreditate sul portale e quindi in chiaro. In più, i donatori avrebbero potuto ricevere in cambio delle ricompense.

La comunicazione sarebbe viaggiata su canali digitali e, alla fine dei conti, è possibile che le cifre raccolte sarebbero state maggiori perchè se  vero che lo sgravio ArtBonus piace a chi dona, è anche vero che una donazione realizzata attraverso una campagna di crowdfunding rende le cose più calde e coinvolgenti.

Un’amministrazione pubblica se vuole appoggiarsi a un portale di crowdfunding deve prima indire una gara e poi procedere.

Considerando che i tempi di una legislatura sono ridotti, l’Assessore Catania merita un grandissimo plauso per la grande incisività ed efficacia.

ArtBonus non si applica a tutti i beni da restaurare ma solamente a quelli pubblici. Le domande del pubblico sono state molte e molto tecniche. Quasi tutte, alla fine, si sono concentrate sui tecnicismi legati ad una campagna di crowdfunding. Che non è una attività adatta a tutti e che non tutti sono in grado -o vogliono e possono – fare.

Emanuela Negro-Ferrero – www.innamoratidellacultura.it

Sponsorizzare la cultura è un investimento?

La cultura può essere un ottimo modo per comunicare il proprio brand

La cultura può essere un ottimo modo per comunicare il proprio brand

La cultura in Italia non ha abbastanza fondi. E’ un dato di fatto che  il  governo del paese con il più vasto patrimonio artistico e architettonico del pianeta destini appena l’1,6% dell’intero bilancio per la cultura. In questi ultimi mesi il terremoto in centro Italia  ha evidenziato con drammatica chiarezza che i nostri beni artistici e architettonici sono unici ed inestimabili. E che una volta distrutti difficilmente verranno ricostruiti. Perché i fondi  necessari per ricostruire un bene storico sono davvero ingenti e, come scritto sopra, non ci sono.

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Per fare un esempio del pericolo in cui si trova il patrimonio artistico del nostro paese, ad Assisi, gli affreschi trecenteschi della Basilica di San Francesco, forse i testi più sacri della storia dell’arte italiana, rovinati dopo il crollo dovuto al terremoto,  hanno rivelato un restauro definito “troppo sicuro di sé” al punto che la Direzione Generale per le Belle Arti del Ministero per i Beni Culturali – è “allarmatissima”, ed ha disposto un sopralluogo i cui esiti non sono stati affatto rassicuranti perché hanno rivelato con assoluta certezza che non siamo più di fronte alle stesse opere. Il celebre gruppo della Madonna che sviene ai piedi della Croce ha acquisito una scalatura cromatica e un chiaroscuro completamente differenti da quelli noti. Accanto, le sublimi mezze figure di Santi affrescate poco dopo (1317-19) da Simone Martini risultano appiattite, e prive di alcuni dettagli della decorazione. E la Madonna al centro del trittico nella Cappella di San Nicola ha completamente perso il suo manto.

progettazione-culturale

Una risposta a questo problema è arrivata l’anno scorso con l’introduzione di strumenti di  sgravio fiscale–mi riferisco all’Art Bonus – che si sono rivelati efficaci ma non ancora del tutto efficienti e non sufficenti a coprire l’intero fabbisogno che, a causa delle recenti calamità è aumentato e, purtroppo sembra destinato a crescere ancora.

L’ Italia è un paese di donatori generosi e sensibili ma la mentalità della donazione culturale intesa come “charity” all’anglosassone, non  esprime il suo pieno potenziale.

Un modo che si sta rivelando efficace per il sostegno alla cultura è il crowdfunding . In Italia è cresciuto moltissimo e dal 2014 ad oggi è stato ampiamente dimostrato che gli italiani si mobilitano e donano per progetti in cui credono.

In Italia però, come nel resto del mondo,  le cifre raccolte con le campagne di raccolta fondi dal basso sono relativamente  ridotte e quindi destinate  a sostenere progetti di taglio medio piccolo.

E’ vero che ci sono esempi di campagne che hanno raccolto  grandi importi. Sono poche e, faccio notare, quasi tutte sono state sostenute da un’impresa. Che ha contribuito al successo dell’iniziativa sia  per la parte della comunicazione che   per la parte di diffusione della campagna di raccolta fondi su una comunità già precostruita di potenziali donatori.  Le campagne Postepay Crowd di Eppela sono un esempio di questo tipo di campagna mista crowdfunding/sponsorship e a mio avviso costituiscono una innovazione virtuosa che meriterebbe maggiori sperimentazioni.

A Torino, la Consulta per i Beni Architettonici è composta da 36 aziende che  ogni anno scelgono di che cosa  occuparsi.  Purtroppo, come dicono i dati, i fondi per la cultura  non bastano  e, forse, non basteranno mai.

Paesi come la Francia hanno compreso che esiste un legame indissolubile fra cultura e turismo e, come sta accadendo a Parigi, dopo la flessioni di visite dovuta ai recenti attentati terrosristici, si è presa la decisione di  investire di più per aumentare i servizi e l’offerta.

Considerando che il patrimonio del nostro paese ha caratteristiche completamente diverse ed è decisamente più vasto, mi aspetto che anche il nostro Governo si decida a fare di più. Magari con un piano articolato di interventi e una programmazione che non sia limitata all’emergenza ma, piuttosto alla prevenzione.  La Cultura in Italia produce il 5.6% del Pil. Con le nuove misure in arrivo per il Turismo, sarebbe grandioso farci trovare con la casa in ordine o, quantomeno , pulita.

Emanuela Negro-Ferrero – Ceo www.innamoratidellacultura.it

24 agosto 2016. La nostra grande bellezza ridotta in polvere dal terremoto.

I terremoti sono un fenomeno naturale che avvengono nella parte più superficiale del nostro pianeta. Le rocce che formano la crosta e il mantello superiore subiscono continuamente giganteschi sforzi risultato di lenti movimenti tra le grandi placche in cui è suddiviso lo strato più superficiale della Terra, come se fosse il guscio incrinato di un uovo.

Questi  movimenti sono prodotti dai moti convettivi del mantello che  trascinano le placche e le spingono creando  sforzi intensi quando sono  vicini ai confini che ci sono tra le placche stesse, come per esempio in Italia e in generale in tutto il Mediterraneo, e ridotti  al loro interno, come succede nel aree geografiche del Canada e  dell’Africa centro-occidentale

 

 

L’Italia si trova al  margine di convergenza tra due grandi placche, quella africana e quella euroasiatica. Il movimento relativo tra queste due placche causa  grandi accumuli di energia  che, quando viene rilasciata, si trasforma in  terremoti di varia entità.

L'aquila

L’aquila

I terremoti del passato

Osservando la mappa dei terremoti italiani dall’anno 1000 al 2006 (http://emidius.mi.ingv.it/CPTI11/),  si può  vedere che i terremoti spesso si ripetono  in zone già colpite in passato. Gli eventi storici più forti si sono verificati  nelle Alpi orientali e lungo gli Appennini centro-meridionali, dall’Abruzzo alla Calabria e in Sicilia. Ma ci sono stati terremoti importanti anche nell’Appennino centro-settentrionale e nel Gargano. Dal 1900 ad oggi si sono verificati 30 terremoti molto forti (Mw≥5.8), alcuni dei quali sono stati catastrofici.Il più forte tra questi è il terremoto che nel 1908 distrusse Messina e Reggio Calabria. Eppure, poco o nulla è stato fatto dai vari governi per prevenire i danni causati dal terremoto 

terremoto nel Belice

terremoto nel Belice

La grande bellezza in polvere potrà mai essere ricostruita?

“Amatrice non c’è più”,  questa è la frase che ovunque si può leggere e sentire su  giornali, tv e internet in relazione alla devastazione causata dal  terremoto che ha devastato il centro Italia pochi giorni fa . A cinque  giorni dal sisma il bilancio è drammatico: sono 291 i morti accertati e 2500 gli sfollati tra Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto e Pescara del Tronto.   Secondo il Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo (Mibact), solo ad Amatrice, dove sono crollate 8 chiese, sarebbero presenti 3.000 opere di valore culturale e artistico. I danni molto gravi sono quelli prodotti dai crolli  che hanno scoperchiato le chiese, i palazzi. Leggo sul sito del Sole24 ore che  una prima mappatura fa emergere questi danni enormi nel centro di Amatrice, ad Accumoli, ad Arquata del Tronto, qualcosa anche a Norcia e nelle  centinaia di borghi intorno ad Amatrice, oltre che nella città stessa naturalmente.

Amatrice, si scava dopo il sisma

Amatrice, si scava dopo il sisma

Una lunga storia di terremoti 
Terremoto del Belice: 14 gennaio 1968, una forte scossa del nono grado della scala Mercalli colpisce la Sicilia Occidentale provocando 360 vittime e più di 57mila senzatetto.

Terremoto in Friuli: Il 6 maggio 1976, alle ore 21, una scossa di magnitudo 6,4 della scale Richter colpisce il Friuli, il numero delle vittime fu di 939 e 80mila i senzatetto. 

Terremoto in Irpinia: Il 23 novembre 1980 una forte scossa di terremoto (6,5 scala Richter) interessa l’Irpinia, in provincia di Avellino, causando 2914 morti e oltre i 400mila senzatetto.

Terremoto in Umbria e Marche: Il 26 settembre 1997 due scosse di magnitudo 6 della scala Richter colpiscono l’Italia centrale, le regioni di Umbria e Marche. Le vittime furono 11 e circa 40mila i senzatetto.

Terremoto del Molise: Il 31 ottobre 2002 una scossa magnitudo 5,4 della scala Richer in Molise, i morti furono 30, tra questi 27 bambini rimasti vittime dal crollo della scuola elementare di San Giuliano di Puglia.

Terremoto dell’Aquila: Il 6 aprile 2009 un terremoto di magnitudo 5,9 scala Richter con epicentro a 8 km dalla superficie rade al suolo la città dell’Aquila provocando 308 vittime.

Terremoto in Emilia Romagna: Il 20 maggio 2012 una scossa di magnitudo 5.9 interessa il nord Italia nelle province di Ferrara, Modena, Mantova e Bologna, seguito da un nuovo evento sismico di magnitudo 5,8 il 29 maggio 2012 nella provincia di Modena. Tra la prima e la seconda scossa le vittime che si contarono furono 27.

Come sono andate la ricostruzioni? 

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Il bilancio è infausto: in  meno di cinquant’anni possiamo contare quasi cinquemila morti, oltre 500 mila sfollati e 120 miliardi di euro di soldi pubblici spesi per ricostruire. Ma si è mai veramente ricostruito?  Navigando in rete scopro che  solo il Friuli è, forse, l’unico caso positivo di post terremoto. Il   Governo Moro nominò il giorno dopo il sisma  un commissario straordinario ad hoc e le azioni intraprese portarono alla  ricostruzione di tutto, dalle case alle Chiese alle fabbriche e  a metà anni ’80 gli ultimi sfollati tornarono nelle loro case.  Il post terremoto dell’Irpinia e  quello del Belice, segnano  la più grande sconfitta di un’amministrazione statale, e di quelle locali, incapaci di gestire la ricostruzione nonostante il fiume di denaro messo a disposizione.

Lo sapevate che ancora oggi  nonostante paghiamo ogni volta che facciamo carburante 4 centesimi di euro per litro, non si è riusciti a completare i lavori e i fondi stanziati sono “evaporati” altrove ?   A l’Aquila le persone vivono ancora, dopo sette anni, nei moduli abitativi provvisori della New Town voluta da Berlusconi.

Siamo pronti alla ricostruzione?

Sapendo che l’Italia  da nord a sud si trova esattamente sul confine che divide la placca Africana da quella Euroasiatica  e che i terremoti inevitabilmente continueranno ad esserci anche in futuro sarebbe il caso di varare seriamente un piano antisismico  smettendola di strombazzare a disastro avvenuto. 

Mi sento di cosigliare una visita a Gibellina,  dove il grande artista Alberto Burri ha realizzato il “Cretto”  un monumento all’orrore, composto dalla vie e dai vicoli della vecchia città spazzata via dal sisma. Un tentativo di congelare la memoria storica, e in un certo qual modo di mantenere viva l’identità del paese.

Oggi esiste la prima urgenza che è quella dei medicinali, dei viveri, degli abiti e del denaro per dare assistenza e conforto. un domani nemmeno troppo lontano sarà necessario raccogliere fondi per ricostruire. Come è stato fatto ad Assisi. Dopo il sisma del 1997, dieci anni e 37 milioni di euro dopo gli affreschi del Cimabue sono stati restituiti all’umanità. Perchè l’Italia di cui noi poco ci curiamo e ci occupiamo non è nostra. La sua straordinaria e unica bellezza appartiene a tutta l’umanità e ai nostri figli a cui lasceremo un’eredità pesante da gestire.

Iniziare a raccogliere fondi, questa è una bella idea. Possiamo pensare di iniziare da  qui.

 

Emanuela Negro-Ferrero   enf@innamoratidellacultura.it

 

Italia, terra di poeti, navigatori, artisti e castelli.

Quanti castelli ci sono in Italia? In tutto  ci sono 3177 castelli. Gli edifici storici sono divisi fra castelli veri e propri, residenze nobiliari e fortezze. Si tratta di un patrimonio diffuso su tutto il territorio, estremamente bello e variato. Ci sono castelli con il fossato e altri senza il fossato. Alcuni sono circondati da mura e altri si trovano sulla sommità di un borgo antico. Molti castelli negli anni sono stati riconvertiti in musei e hotel e altri a, al di fuori dei circuiti turistici, sono ancora abitati da eredi di famiglie di stirpe nobile e da qualche eccentrico amante delle atmosfere antiche. Secondo una statistica catastale dell’Agenzia del Territorio datata 2007,  2404 famiglie italiane vivevano in “castelli e o palazzi di eminenti pregi artistici o storici”.

Castello-di-Fenis-Valle-d-AostaPer avere informazioni più dettagliate è utile consultare il sito www.icastelli.it che, sebbene  incompleto, traccia una mappa per regioni e province, dei castelli italiani, e il libro, oggi non facile da trovare, Guida ai castelli d’Italia. Oltre 500 luoghi di antico fascino di Enrica Roddolo che nel 2004 metteva insieme oltre 500 schede di castelli.

Panoramica del castello

Castelli di tipo speciale, che suscitano n grandissimo interesse negli appassionati di storia militare, sono le fortezze.

In Italia, le  fortezze medicee sono  un maestoso complesso architettonico progettato per la difesa del Ducato di Toscana  costruite alla metà del Cinquecento per iniziativa di Cosimo I de’ Medici. In tutto si tratta di sei edifici fortificati di grandissima bellezza e che vale certamente la pensa di visitare.

Molto pregiata, in provincia di Arezzo , è la Fortezza del Girifalco (o Medicea).

Il passato

Questa struttura difensiva venne  utilizzata probabilmente nel periodo alto medioevale da guarnigioni gote e longobarde, ma la prima documentazione certa risale all’anno 1258, quando fu ceduta ad Arezzo. Dopo il 1266 vi furono eseguiti diversi interventi di rifacimento, proseguiti poi successivamente nel 1300 sotto la Signoria dei Casali. Furono poi i Senesi ad aiutare i Cortonesi sia nella ricostruzione delle mura che della Fortezza, poco prima che la città passasse sotto il dominio di Firenze (1411). Risale proprio a questo periodo il corpo centrale, che serviva da chiave di volta del circuito delle fortificazioni.  Nel 1540 Cosimo I° de’ Medici (detto Cosimo il Vecchio), dopo aver visitato tutte le fortezze della Toscana, per stabilire quali rafforzare ed ammodernare, scelse il Girifalco di Cortona.

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L’aspetto attuale della fortezza del Girifalco è deriva dalla  ristrutturazione cinquecentesca: imponenti mura seguono un tracciato trapezoidale con quattro bastioni angolari di forme e dimensioni diverse ognuno con un proprio nome: a sud  S. Margherita ad ovest S. Maria Nuova , a nord S. Egidio si) e infine S. Giusto a sud. Al loro interno si trovavano il magazzino delle polveri ed il carcere (a sud), quattro posti cannone (a ovest), due cannoniere (a nord) e tre fuciliere (a est). Le mura all’interno hanno un terrapieno utile all’epoca per attutire i colpi dell’artiglieria, mentre ogni bastione ha delle feritoie laterali su cui venivano sistemati i cannoni che consentivano di difendere tutti i lati della struttura.

Il presente

Oggi la fortezza del Girifalco ha nuovamente bisogno di essere ristrutturata.  Qualcosa si era mosso perché nel 2010 il cantante Lorenzo Jovanotti  si era attivato per ottenere la ristrutturazione del bastione di Santa Maria. L’intervento è stato realizzato grazie al sostegno congiunto di Montepaschi e del Comune di Cortona ed oggi ospita le sale di incisione del cantante. Ma il progetto di recupero della fortezza è molto più ampio e i costi, stimati per la prima tranche della “Casa del Capitano” si aggirano su oltre il milione e mezzo di euro.

Da febbraio 2016 il progetto di recupero della fortezza è passato “sotto l’ala” della Associazione Culturale  On The Move.  L’Associazione, che da sei anni organizza in estate il festival dedicato alla fotografia di viaggio “Cortona On The Move” , in cambio dell’utilizzo degli spazi della fortezza, si è attivata per trovare i fondi per restaurarla. L’obiettivo però non si limita al recupero architettonico. Il sogno da raggiungere è molto più  ambizioso perché prevede la costruzione di una Accademia Internazionale di Arti Visive e Design destinata ad accogliere a Cortona durante tutto l’arco dell’anno giovani creativi provenienti da tutte le parti del mondo.

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Il primo passo operativo è stato attivare una campagna di crowdfunding sul portale www.innamoratidellacultura.it  e offrire, a chi dona interessanti ricompense scelte con cura in ambito enogastromico e turistico locale.

Il link https://www.innamoratidellacultura.it/campaigns/fortezza-girifalco-cortona/#.V5oxAPmLTIU è attivo per le donazioni con PayPal e Stripe mentre la raccolta fondi tradizionale, e quindi le donazioni più consistenti, possono essere inviate tramite bonifico bancario inviando prima una mail con i propri dati personali a info@pinkfishstyle.co.uk  , la società incaricata dall’Associazione per la ricerca di  sponsor e grandi donatori.

Le donazioni sul portale, oltre ad essere tracciate e pubblicate “in chiaro”, riceveranno lo sgravio fiscale derivante dal beneficio “ArtBonus” che il ministero dei beni culturali assegna ad alcuni beni pubblici di particolare pregio. I cittadini esteri, nel caso decidessero di intervenire in maniera consistente al restauro, potranno godere delle deduzioni vigenti nei paesi di origine oltre che dalla possibilità di essere indicati con una targa e, se la donazione è importante, dall’utilizzo del bene restaurato per eventi personali o aziendali.

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Il patrimonio artistico e architettonico italiano è straordinario, unico al mondo ma se non si interveniamo economicamente per restaurarlo, rischia seriamente di scomparire.

Partecipare alla nostra avventura di salvataggio è importante. Vi chiediamo di dare il vostro sostegno alla campagna di crowdfunding e, se non potete farlo ma vi interessa comunque partecipare potete farlo diffondendo  questa campagna ai vostri amici e nella vostra comunità.

We love Italy, and you?

Emanuela Negro- Ferrero – enf@innamoratidellacultura.it

 

Crowdfunding e mecenatismo per la cultura? Si, ma i grandi investimenti arrivano dall’estero.

I dati parlano chiaro. Il crowdfunding in Italia sta crescendo e le piattaforme iniziano ad acquisire esperienza e credibilità. Anche l’Art Bonus, al suo secondo anno di vita, inizia a dimostrare di essere uno strumento valido ed efficace nel raccogliere. Consenso e denaro. Eppure, questo è un dato che mi fa pensare , solo il 4% degli italiani sa che cosa è il crowdfunding. Quanti italiani conoscono l’ArtBonus? Non lo so. Non ho i dati. Ma è certo che i beni che godono dello sgravio fiscale derivante dall’Art Bonus stanno aumentando (anche se è vero che sono quelli più d’immagine a raccogliere il consenso dei mecenati italiani).

Musei_capitolini_stanza_con_statua_innocenzo_x Leggo con interesse che a Roma, quando c’era ancora Ignazio Marino sindaco, un magnate uzbeko, Alisher Usmanov,  ha  donato  500mila euro per due restauri scelti da un elenco sottoposto dall’amministrazione capitolina: la fontana del Quirinale e la sala degli Orazi e Curiazi a Palazzo dei Conservatori, in Campidoglio.

Usmanov, presidente della Federazione Internazionale della Scherma, ha annunciato la generosa offerta “come gesto di grande amore per Roma e le sue bellezze artistiche” durante una visita ai Musei Capitolini.  Il restauro della fontana, che versava in condizioni disastrose, è già stato terminato ed è costato 200.000 euro. I lavori hanno interessato il consolidamento delle lesioni strutturali dell’antico «bacino superiore», la pulitura e impermeabilizzazione della vasca inferiore  e un adeguamento  del sistema idrico. Il secondo restauro, quello della sala è appena iniziato e  riguarderà la fascia superiore delle pareti affrescate alla fine del Cinquecento dal manierista Giuseppe Cesari, detto il Cavalier d’Arpino, con scene prese da Tito Livio (il nome della sala deriva dal leggendario episodio dello scontro tra Roma e Albalonga all’epoca di Tullio Ostilio, terzo re di Roma) e il soffitto ligneo di fine Ottocento, che ha sostituito quello originario.

Terminati i lavori di restauro della Fontana dei Dioscuri in piazza del Quirinale, Roma, 11 marzo 2016. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Terminati i lavori di restauro della Fontana dei Dioscuri in piazza del Quirinale, Roma, 11 marzo 2016. 

L’intervento  durerà sei mesi circa e sarà interamente coperto dai 300mila euro ricevuti da Usmanov. La cosa interessante è che il palazzo non chiuderà per i lavori perché il cantiere  sarà portato avanti con la formula del “cantiere aperto” , cioè con la possibilità per i visitatori di seguire i lavori in corso d’opera.

Usmanov è solo uno dei numerosi mecenati stranieri #innamoratidellacultura  e felici di partecipare al recupero di beni storici degradati e in rovina. Un altro nome da ricordare per la sua attività di mecenatismo nei confronti dell’Italia è il miliardario americano David Packard che, nel 2014, dopo 12 anni di attività e 18 milioni di euro erogati per salvare gli scavi di Ercolano da quel destino che sembra non risparmiare Pompei ha aperto a Pisa la sede della sua Fondazione dedicata al salvataggio del sito archeologico. La settimana scorsa la NIAF, National Italian American Foundation, ha siglato un accordo con la Regione Piemonte e il Centro del Restauro della Venaria Reale per attività di sostegno al patrimonio artistico locale.

ercolano 2E’ arrivato il turno di noi italiani. Dei privati cittadini e degli imprenditori. Perché le grandi aziende investono in cultura. Edison ha appena ricevuto il Primo Premio per le Produzioni Culturali d’Impresa con il Progetto ‘Edison Open 4EXPO’, realizzato  in occasione di EXPO Milano 2015 e che ha visto coinvolta tutta la città di Milano.  Che cosa ci dice tutto questo? Che i beni da restaurare abbondano. I donatori ci sono . Cosa manca?  La partecipazione. Lo sgravio fiscale derivante dall’ArtBonus non tocca corde emotive. E’ uno strumento freddo, maschile. Ecco perché ritengo che  unire il crowdfunding sia essenziale.  Il quid che unisce le parti in un processo partecipativo, democratico e trasparente. Una campagna di crowdfunding non serve unicamente a raccogliere fondi. Mettere su una piattaforma un progetto significa di promuovere una campagna di comunicazione che, grazie al digitale, può diventare estremamente ampia e virale.  Perché la campagna abbia successo è necessario che le persone entrino a far parte del progetto. Le modalità sono tante. C’è chi aderisce donando denaro. Chi impegna il suo tempo personale per aiutarne la diffusione. Chi mette a disposizione del progettista le sue competenze. E chi condivide il progetto attraverso la sua rete di relazioni.  Sostenibilita_mecenatismoSiamo testimoni di un periodo storico senza precedenti. Il passaggio che sta avvenendo va da individuale a collettivo. E’ una trasformazione profonda e,  come tutti i cambiamenti fa paura e le resistenze sono molte. Per fortuna, mentre noi italiani impariamo ad amare il nostro paese e il suo straordinario patrimonio,  esistono i mecenati stranieri che danno il buon esempio e aiutano. Fanno quello che a ben guardare possiamo fare da soli. Basta volerlo e organizzarci.

Emanuela Negro-Ferrero – ceo – enf@innamoratidellacultura.it

 

Art Bonus, questo sconosciuto.

La Chiesa della Gran Madre di Dio a Torino

La Chiesa della Gran Madre di Dio a Torino

Se ne parla da quando è uscito. Ma sono pochissime le persone che ne sanno veramente qualcosa. L’Art Bonus è un sistema di incentivi fiscali in favore di enti, società e privati che in cambio di donazioni liberali in sostegno a cultura e spettacolo ottengono in cambio un credito d’imposta pari al 65% di quanto hanno erogato detraibili nell’arco di tre anni. Si tratta di una vera e propria innovazione per la cultura italiana tartassata da tagli e riduzioni continue operati da qualsiasi governo di qualsiasi colore politico sin dal secondo dopo guerra ad oggi. Uno scandalo se si pensa che il patrimonio artistico e architettonico del nostro paese è fra i più importanti e ricchi dell’intero pianeta.

Area di Verona

Area di Verona

Come funziona l’Art Bonus?
Esiste un elenco ben preciso di beni che possono beneficiare del credito di imposta. L’elenco è pubblicato sul sito http://artbonus.gov.it/ nell’apposita sezione. Qualche esempio? A Torino abbiamo la chiesa della Gran Madre di Dio, Villa della regina, il Teatro Regio. A Saluzzo il museo di Casa Cavassa, a Prato il Palazzo della Musica. A Roma un progetto di restauro di 4 fontane, a Bassano del Grappa il famoso “Ponte degli Alpini”. La lista è lunga e si riferisce a specifici interventi, non al bene complessivo. Le azioni di restauro e conservazione devono infatti riguardare la manutenzione, la protezione e il restauro di beni culturali pubblici ; il sostegno degli istituti e dei luoghi della cultura di appartenenza pubblica, come i musei e le fondazioni lirico-sinfoniche e i teatri di tradizione; la realizzazione di nuove strutture, il restauro e il potenziamento di quelle esistenti, di enti o istituzioni pubbliche che svolgono esclusivamente attività nello spettacolo senza scopo di lucro.
Le donazioni sono riferite comunque agli anni di imposta 2014, 2015 e 2016. Una volta effettuata la donazione, bisogna mettersi in contatto con il beneficiario per concordare i dettagli dell’erogazione e ottenere le necessarie ricevute da inserire nella propria dichiarazione.

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Come si fa a donare?
Le regole sono definite dall’Agenzia delle Entrate.Niente contanti, perché non sono tracciabili. I versamenti devono avvenire esclusivamente attraverso le banche , la posta e con strumenti ufficiali come le carte di credito e gli assegni bancari e circolari. Per diventare mecenate, bisogna selezionare il bene culturale l’attività di sostegno o la struttura pubblica di spettacolo che si vuole sostenere con la propria donazione, in coerenza con quanto previsto della legge che regola L’Art bonus. Successivamente è necessario contattare il beneficiario per concordare i dettagli dell’erogazione.

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Quanto si può detrarre e in quanto tempo?
La legge di stabilità 2016 ha confermato che lo sgravio riguarda il 65% della donazione da ripartire in tre quote annuali di pari importo. Per le persone fisiche e gli enti che non svolgono attività commerciale il credito d’imposta è riconosciuto nel limite del 15% del reddito imponibile, mentre per i soggetti titolari di reddito d’impresa (società e ditte individuali) ed enti non commerciali che esercitano anche attività commerciale il credito d’imposta è invece riconosciuto nel limite del 5 per mille dei ricavi annui.

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L’Art Bonus funziona?
IL Ministro Franceschini ha pubblicato un dato molto interessante lo scorso ottobre. Con Art Bonus il Ministero dei Beni Culturali ha incassato 34 milioni di euro da 790 mecenati. Una cifra pari a quanto la Regione Piemonte destina alla cultura. Enti, imprese e privati cittadini hanno assicurato 272 interventi sul patrimonio artistico, culturale e monumentale del paese. “L’Art Bonus è andato bene per le piccole e medie donazioni – sottolinea – ma a parte un solo caso, quello di Unicredit che ha offerto 14 milioni in tre anni per l’Arena di Verona, non c’è stata ressa di grandi aziende italiane. Vorrei che come in altri Paesi, la valutazione sull’impatto sociale delle imprese fosse misurato anche in base a quanto donano per il recupero del nostro patrimonio. Per introdurre la cultura del mecenatismo nel nostro Paese serve tempo”. Secondo i dati presentati dal Mibac, i moderni mecenate sono stati prevalentemente persone fisiche (il 73%), seguite dalle imprese (20%) e dagli enti (6%). Le persone fisiche hanno donato in media 1.670 euro, le imprese 167.290 euro e gli enti 132.152 euro.
L’intervento più importante è stato quello sostenuto con 7 milioni di euro da Unicredit per l’Arena di Verona A Firenze, invece, in lista ci sono la basilica della Santissima Annunziata e alcune sale degli Uffizi, riallestite grazie alla donazione di 600 mila euro da parte Gruppo Ferragamo.
Il vademecum del novello mecenate
Agevolazioni fiscali
Per questi versamenti compete un credito d’imposta pari al 65% delle erogazioni liberali effettuate nel 2015 e al 50% di quelle effettuate nel 2016 usufruibile in tre quote annuali di pari importo.
Limiti e obblighi
Per le persone fisiche e gli enti non commerciali il credito d’imposta lorda è pari al 15% del reddito imponibile. Per i titolari di reddito d’impresa non può superare il 5 per mille dei ricavi annui.
Secondo quanto previsto all’art. 1 comma 5 del citato D.L. 83/2014, i soggetti beneficiari di erogazioni liberali sono tenuti a comunicare al MIBACT e a pubblicare sul proprio sito web istituzionale la loro destinazione e il loro utilizzo, fatte salve le disposizioni del Codice in materia di protezione dei dati personali.
Esempi
Contributo 2015: 1.000 euro
Detrazione fiscale/credito d’imposta 65%: 650 euro
Recuperati nel 2016/2017/2018 in tre quote di pari importo: 216,66 euro
Contributo 2016: 1.000 euro
Detrazione fiscale/credito d’imposta 50%: 500 euro
Recuperati nel 2017/2018/2019 in tre quote di pari importo: 166,66

Emanuela Negro Ferrero – enf@innamoratidellacultura.it

 

Il mecenatismo è vivo e sta bene: Prada regala il nuovo sipario al Teatro Regio di Torino.

 

Prada regala il nuovo Sipario al Teatro Regio di Torino

Prada regala il nuovo Sipario al Teatro Regio di Torino

Per celebrare l’inaugurazione del suo nuovo punto vendita a Torino in Piazza San Carlo, Prada  rende omaggio alla città donando, in collaborazione con il FAI Fondo Ambiente Italiano — un nuovo sipario al Teatro Regio.

Questa iniziativa si inserisce nell’ambito di un progetto di valorizzazione del patrimonio culturale italiano intrapreso da Prada e dal FAI che, dal 2010 a oggi, hanno
contribuito al restauro e alla conservazione di numerosi beni artistici in diverse città d’Italia quali Bologna, Padova, Bari e Firenze.

Il nuovo sipario, che rispetterà le scelte cromatiche dell’architetto Carlo Mollino,sarà largo 48 metri e alto 10 metri, per un peso complessivo di 1450 kg, con un’apertura totale di 16 metri. Due meccanismi permetteranno le più tipiche alzate di sipario della tradizione teatrale: all’italiana, alla tedesca e il più complicato movimento alla francese, che combina i due precedenti.

La nuova apertura è stata festeggiata con un grande opening a cui hanno partecipato tutti i vip cittadini. Me too! Una folla oceanica, elegante, eterogenea e curiosa ha invaso gli spazi rinnovati dell’ex negozio “San Carlo”. Musica d’archi e buffet raffinato. Purtroppo per pochi, i primi. Il negozio, strategicamente collocato a 200 metri dall’ingresso del Museo Egizio, certamente diventerà meta dei  turisti che, si spera si riverseranno numerosi in città a partire da maggio grazie all’Expò. Il Museo Egizio sarà del tutto rinnovato e ampliato. La bella notizia è la donazione del sipario. La seconda bella notizia è sapere che la moda italiana è grande e non conosce crisi ma, anzi, continua a crescere e prosperare.

redazione – www.innamoratidellacultura.it

Quando la sponsorship funziona. Meglio: quando il mecenatismo c’è ed è un successo

Ultimamente, da più parti, si è parlato molto di Cultura. La core new è certamente la mancanza di fondi per la cultura che, in un paese come il nostro che detiene il più grande patrimonio artistico del mondo, non è una bella notizia. La novità semmai risiede nella nuova direzione intrapresa da un punto di vista lessicale. Non si parla più di sponsor e nemmeno di mecenati. Piuttosto si parla di “investitori culturali”. Lo ha detto il Sottosegretario ai Beni Culturali, Roberto Cecchi, durante il summit «Arte & Cultura» del Gruppo Sole 24 Ore, e la cosa è piaciuta talmente tanto che su Twitter si è poi scatenata una vera e propria moda. L’evento è divenuto in breve il primo dei trending topics italiani di Twitter (#summitcultura), catalizzando l’attenzione di migliaia di operatori ed esperti del settore.

Senza Cultura non c’è Sviluppo. Il Sole 24 Ore con il suo Manifesto della Cultura ha lanciato un appello al Governo in cinque punti e la richiesta, mi pare logico, è che la Cultura venga messa al centro della propria azione per il rilancio economico del Paese.

Visti i tagli drammatici, ci si sarebbe dovuti aspettare quantomeno l’eliminazione dell’Iva dalle attività culturali per favorire gli interventi da parte degli sponsor. Invece no. Per fortuna. Le imprese sempre di più si accorgono dell’importanza dell’investimento culturale per la comunicazione Corporate.

Le sempre più frequenti politiche di corporate social responsibility delle imprese rappresentano per la cultura un’importante opportunità. La “pianificabilità” e la misurazione dei risultati degli investimenti in cultura continua a rappresentare un tema di primaria importanza per le imprese. Infine la relazione con gli operatori della cultura è considerata dalle imprese, in genere, un’occasione di confronto costruttivo con mondi e culture professionali diverse.

A Torino ne abbiano l’esempio concreto. Giovedì 13 giugno al Museo Nazionale del Cinema è stata inaugurata la mostra dedicata al grande regista Martin Scorsese. Oltre alle consuete fondazioni bancarie due sponsor: Lancia, che a Torino non è una novità, e Gucci, che a Torino è una novità.

La mostra, strepitosa in una cornice ammaliante, certamente attirerà centinaia di persone. Mi chiedo, però, come mai non sia stata studiata una strategia di comunicazione ad hoc per lo sponsor. La risposta è presto detta. Se da un lato le imprese si dimostrano volenterose e interessate ad investire in cultura, dall’altra parte i responsabili Comunicazione devono fare uno sforzo per uscire dal seminato ed entrare in una mentalità – aziendale – che non rientra nel loro normale modus operandi. Perché il fundraising culturale non arriva solo dalle imprese. Ci sono tanti altri modi che bisogna conoscere per saperli poi sfruttare.