innovazione digitale

Archivi Tag

Il Cloud in Italia vale 443 milioni di euro. Ma le PMI restano indietro

La settimana scorsa ho frequentato a Milano un corso di aggiornamento sul Cloud. Dati davvero interessanti seppure nella realtà del quotidiano, a parte le grandi aziende, sono pochi ad investire nel Cloud. Secondo le rilevazioni dell’Osservatorio Cloud & ICT Politecnico di Milano, il Cloud in Italia nel 2012 valeva circa 443 milioni di euro (il 2,5% della spesa totale IT nel Belpaese), con incrementi del 25% anno su anno. Un mercato ancora piccolo ma in costante crescita. 

Per esperienza diretta, credo che più del 60% delle grandi imprese adotti già tecnologie Cloud per quanto riguarda la posta elettronica, i sistemi di Unified Communication and Collaboration, la gestione delle risorse umane, lo scambio documentale, il CRM, la gestione acquisti, l’ERP e la Business Intelligence.

Il dato che mi ha incuriosito maggiormente, perché coincide con quello relativo agli investimenti in comunicazione, è quello che si riferisce alle imprese sotto i 250 addetti. Solo il 22% dichiara di avere avviato progetti Cloud, il 2% intende introdurli e il 76% non ne fa utilizzo né si dimostra interessata.

Credo che questo sia il lato più critico dell’intera vicenda. Il corso frequentato mi ha chiarito che utilizzare una tecnologia Cloud consente fortissimi risparmi. Penso alla mia attività o, più direttamente, a quella di molti clienti e colleghi. È stato riportato il dato, impressionante davvero, che l’adozione di tecnologia Cloud potrebbe portare ad un risparmio di 450 milioni di euro entro il 2015. Risparmio che potrebbe arrivare a 1 miliardo di euro se i livelli di adozione fossero analoghi ad altri Paesi leader e se facessimo nostre le best practice di mercato.

Qui ritorno al discorso dolente dell’Agenda Digitale. Un punto nevralgico per lo sviluppo dell’Italia che sembra non voler essere affrontato. Le uniche voci insistenti sono quelle relative ai tagli e agli aumenti delle tasse. Eppure, investimenti in questa direzione per la Pubblica Amministrazione rappresentano un sicuro riallineamento delle voci di spesa.

La mia unica domanda riguarda la sicurezza dei dati. Proprio ieri ho ricevuto una mail da Adobeche mi annunciava che il portale era stato hackerato e che la mia password era stata reimpostata in maniera automatica. Quindi le transazioni su carta di credito sono state hackerate e con loro i dati sensibili. Ammetto che la situazione mi ha fatto crescere alcuni dubbi. Sicuramente esiste una soluzione anche se, immagino, più costosa.

Che cosa fa la differenza? L’innovazione.

Mi sembra quasi di scrivere una bestemmia: il marketing è morto. Perché quello che oggi fa la differenza per le aziende, sia grandi che piccole, non è il marketing ma la cultura.

Wikipedia definisce il marketing come “un ramo dell’economia che si occupa dello studio descrittivo del mercato e dell’analisi dell’interazione del mercato e degli utilizzatori con l’impresa. Il termine prende origine dall’inglese market (mercato), cui viene aggiunta la desinenza del gerundio per indicare la partecipazione attiva, cioè l’azione sul mercato stesso da parte delle imprese.”

Questo andava bene prima. Oggi è tutto cambiato. Per entrare nel cuore della gente ci vanno azioni diverse che partono da un movimento, e basta guardare come si muovono Apple, Google e IBM.

Ogni azienda lungimirante, se vuole crescere, deve avere una mission, una vision e valori che danno una direzione al business. Il mondo oggi è interdipendente e interconnesso e ognuno vuole sentirsi protagonista. Creando una strategia chiara e uno scopo, le persone stesse all’interno e all’esterno dell’azienda vengono spinte ad innovare.

La creazione di un movimento culturale, opposto quindi a una campagna pubblicitaria tradizionale, è un modo completamente nuovo di fare marketing. Si inizia spingendo le persone a definire il perché dell’esistenza dell’azienda e dove vogliono che sia il business. Poi, le persone stesse condividono la loro passione con gli altri attirando clienti e partner.

La morale? Dimentichiamoci del marketing. Avanti a creare una cultura in grado di permettere l’innovazione. Il business ringrazierà per molti e molti anni.

Il mondo è sempre più mobile

Esco la settimana scorsa da una riunione con un’importante associazione di categoria: desiderano comunicare. Vorrebbero farlo con i social ma, la stragrande maggioranza degli associati pare che non sia dotato di nuove tecnologie. Che nemmeno le sappia usare… Veramente?

Ieri sera ricevo via LinkedIn un interessante post da un mio collega indiano, il dott. Rajiv Tewari. Sappiamo bene che l’India per le nuove tecnologie è mille passi avanti a noi. Il titolo del post è interessante: “700 milioni di utilizzatori di telefonini mobile in India”. Mi immagino nel resto del mondo. È cosa nota a tutti noi comunicatori che i  brand comunicano con i loro utenti attraverso modalità del tutto nuove e con costi decisamente inferiori. Le regole del gioco stanno cambiando sempre più velocemente. Internet cresce e la penetrazione del mobile aumenta. Infatti, il mercato della carta stampata se da un lato diminuisce, dall’altro è diventato sempre più di nicchia, soprattutto per quanto riguarda il b2b. Ma dove e come si colloca l’Italia? A mio avviso su due fasce estreme: c’è chi usa Internet ed è sempre e molto connesso; c’è chi non lo usa affatto o lo usa male, oppure se lo usa non ne sfrutta appieno le capacità. Proprio come gli associati di cui sopra. Intelligenti, laureati, competenti, ma anche molto pigri.

Web e Digital. Il futuro, adesso. Ma a che punto è l’Agenda Digitale?

Waiting for…

Attendo con ansia di partecipare al @Digitalfestival di Torino. Apre domani. Intenso, interessante, innovativo. Ci saranno folle di visitatori e di addetti al settore. Un pienone di workshop, eventi live, presentazioni e molto molto networking. Ma ho un pensiero  che mi tormenta. Un tarlo che non mi lascia tranquilla. Il nuovo governo finalmente si è insediato. Ma io non ho ancora sentito parlare dell’Agenda Digitale. Che cos’è l’Agenda digitale? Si tratta di misure. Provvedimenti che un ente attuatore – l’Agenzia per l’Italia Digitale – deve attuare subito per portare fuori il paese dalla crisi. Parlo della vera innovazione: banda larga e digitalizzazione della Pubblica Amministrazione. Però questa famosa Agenzia Digitale non è ancora del tutto operativa.

Quindi a che serve parlare di digital se poi ci mancano le basi? Mi spiego. A cosa serve che la società civile, le aziende e chi lavora nel privato vada alla velocità della luce se la Pubblica Amministrazione non si svecchia? Ho curiosato sul sito di Agendadigitale.eu. Ho letto, se ho capito bene, che il Decreto Crescita 2.0 (quello che ha dato il via all’Agenda) prevede ben diciannove novità. Cinque sono state attuate, sei entreranno in vigore verso il 2014-15. Ma otto sono ancora nell’etere. Di cosa sto parlando? Cito un progetto a caso. La carta d’identità elettronica. Il pezzettino di plastica chippato che finalmente ci libera dall’assurdo pezzo di carta telata che puntualmente riduco ad uno straccio.

Non si può avere. Perché manca il decreto attuativo che definisce le modalità di funzionamento dell’Anagrafe nazionale digitale. Che in parole semplici sarebbe una delle prime forme di unificazione di tutti i nostri dati posseduti dalla PA e quindi, sospiro di sollievo, la fine delle corse pazze da un ufficio all’altro rincorrendo i nostri documenti. Un sogno. Cito da @Gianluca Dettori: Stesso destino per il decreto in materia di domicilio informatico, per quello sull’innovazione nel sistema dei trasporti e, soprattutto, per “l’Agenda nazionale che definisce i contenuti e gli obiettivi delle politiche di valorizzazione del patrimonio informativo pubblico” e per il “rapporto annuale sullo stato del processo di valorizzazione in Italia” che avrebbero dovuto essere approvati ormai da mesi a norma di quanto previsto all’art. 9. Manca il decreto attuativo per la digitalizzazione dei certificati di nascita e morte e quello per il Fascicolo Sanitario Elettronico (che doveva arrivare entro marzo). Idem per quello sugli incentivi fiscali alle startup e per le facilitazioni per gli scavi della fibra ottica.

È vero che solo per alcuni di questi decreti si può parlare formalmente di ritardi, perché per molti non c’era una scadenza definita nel Crescita 2.0. Eppure questo stessa indefinitezza è una debolezza del Crescita 2.0 che ora emerge in tutta la sua evidenza.

A caduta, la mancata operatività dell’Agenzia per l’Italia Digitale  crea un intoppo per le misure di eGovernment e Smart City. La mancanza di un direttivo blocca tutto. Mancano i decreti attuativi che servono a snellire la burocrazia e l’uso della carta. Niente firme elettroniche, documento informatico, conservazione sostitutivi, protocollo informatico e fattura elettronica obbligatoria.

Quindi, domani andrò al @DigitalFestival. Vivrò in una realtà parallela virtuale comune ai paesi sviluppati del pianeta. Perché sui giornali e in televisione si parla di crisi economica e di taglio ai costi della politica. Di crescita azzerata e di esodati. Come se l’Italia potesse ancora aspettare.

Italia: startup in crescita

In poco meno di tre mesi in Italia sono nate 453 startup.”

Ancora un articolo, ancora startup. Stavolta dal Corriere della Sera, che segnala un fenomeno sempre più in crescita.

Trovo interessante questo breve post che rappresenta una pillola di speranza per i tanti ragazzi senza lavoro. Nel senso che il lavoro te lo crei e te lo gestisci in assoluta libertà, uscendo dalla paranoia del posto fisso. In questo senso la Fornero, con la frase antipatica “non siate choosy” ha detto una mezza verità. Certo, avrebbe potuto scegliere un termine meno arrogante, magari suggerendo ai ragazzi di seguire i propri sogni. Choosy lo intendo oggi come un suggerimento quasi materno, un invito ad  essere selettivi e ad ascoltare la voce del proprio cuore.

“La moda delle startup”

“Da mesi si sente parlare pressoché in ogni dove di startup. Quasi che gli startupper italiani possano essere dei taumaturghi in grado di sanare le piaghe del nostro malandato sistema produttivo. Il dibattito, come spesso accade, non è immune da un certo tasso di superficialità e di provincialismo con cui una parte dell’informazione, quella più mainstream, e la politica affrontano la questione.”

Se fino a ieri era tutto cloud o social, oggi è startup. Lo scrive Giovanna Melandri in un articolo – La moda delle startup e l’importanza di sbagliare (e dirlo) – pubblicato oggi su CHE FUTURO.

Vorrei condividere con voi quanto ha scritto a proposito del problema dell’innovazione in Italia e del movimento che si è creato attorno alle startup, qualcosa di assolutamente salutare che andrebbe trattato con maggior riguardo e profondità.

Qui il link all’articolo e un interrogativo che rilancio: “Sarà in grado la nuova “Politica del Cambiamento” di rinunciare alle tentazioni particolaristiche e fare sistema per costruire un clima favorevole all’innovazione, alla creatività e allo spirito imprenditoriale?”.

 

Museums go mobile! Social Media Week


Le tecnologie, in particolare quelle mobili, stanno trasformando radicalmente l’esperienza di visita a un’istituzione culturale. La possibilità di accedere a siti web, applicazioni mobili, materiali scaricabili e altro ancora fa sì che l’incontro con il bene reale acquisti una nuova dimensione, espandendo inoltre i confini della visita vera e propria a un “prima” e un “dopo” virtuali
.

In che modo le esperienze mobile possono arricchire un museo e integrare la visita di una mostra? Quale tipo di tecnologia utilizzare? Quali sono i vantaggi e i limiti? I visitatori sono pronti? E cosa ci aspetta nei musei nel futuro prossimo?

Questi temi sono stati al centro del panel Museums go mobile! che si è tenuto a Milano durante la Social Media Week e nel corso del quale sono stati presentati esempi pratici e a specifici case studies, inclusi i progetti mobile recentemente sperimentati da Palazzo Madama e dalla Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli di Torino con il progetto Scrigno+.

Vorrei condividere con voi il video dell’incontro che, introdotto da Stefano Boeri, ha visto come relatori Elena Olivero e Marta Barcaro (Pinacoteca), Paolo Paolini (HOC-LAB e Centro per la Valorizzazione dei Beni Culturali del Politecnico di Milano) e Irene Rubino (Palazzo Madama):

 

Leadership al femminile

 


Leadership manageriale. Si è parlato molto di questo durante i corsi della Board Academy, organizzati dalla Fondazione Marisa Bellisario insieme a Deloitte e orientati ad approfondire le tematiche relative al funzionamento e alla guida dei Consigli di Amministrazione, affinché le donne assumano un ruolo centrale nella governance aziendale.

Terminati da poco i corsi, ho voluto fare qualche approfondimento sull’argomento leadership, che mi ha molto incuriosito, e ho letto “Likeable Business”, l’interessantissimo libro di Dave Kerpen, editorialista del New York Times e CEO della startup Likeable Local. Kerpen ha intervistato dozzine di manager di successo e da questo lavoro ha estratto una ricetta molto utile e, quasi infallibile, se applicata alla lettera.

Cosa fare, allora? Undici semplici passi. Li sintetizzo brevemente perché il concetto è unico e solo: se vuoi arrivare, ti devi impegnare.

1.  Ascoltare

When people talk, listen completely. Most people never listen. Ernest Hemingway

I grandi leader ascoltano tutto e tutti. Sono aperti alle opinioni altrui e alle novità.

2. Storytelling

Storytelling is the most powerful way to put ideas into the world today. Robert McAfee Brown

I leader raccontano storie per vendere le loro idee. Lo storytelling stravince sui consumatori più di qualsiasi altra forma di comunicazione.

3. Autenticità

I had no idea that being your authentic self could make me as rich as I’ve become. If I had, I’d have done it a lot earlier. Oprah Winfrey

Essere se stessi. In piena semplicità, vulnerabilità e onestà. Tutti  vogliono aiutare una persona autentica. Una volta, la vita privata era separata da quella pubblica. Ora non è più possibile e tutto è lì. I leader di domani sono trasparenti.

4. Trasparenza

As a small businessperson, you have no greater leverage than the truth. John Whittier

Essere aperti, onesti e sinceri fa bene allo staff, ai clienti, e fa dormire bene…

5. Team Playing

Individuals play the game, but teams beat the odds. SEAL Team Saying

Far brillare gli altri. Elogiarli. Spingerli a usare i propri talenti. Imparare a giocare con regole nuove in squadra e non da soli.

6. Responsiveness

Life is 10% what happens to you and 90% how you react to it. Charles Swindoll

Non importa cosa stia accadendo e come si stia comunicando. La cultura della responsabilità viene prima di qualsiasi altra cosa.

7. Adattabilità

When you’re finished changing, you’re finished. Ben Franklin

I leader devono essere flessibili. L’ostinazione non serve a nessuno, mentre l’umiltà e l’adattabilità rendono il leader una grande persona.

8. Passion

The only way to do great work is to love the work you do. Steve Jobs

Amare il proprio lavoro e le persone con cui si lavora. Portare passione ogni singolo minuto, in tutto ciò che si fa.

9. Surprise and Delight

A true leader always keeps an element of surprise up his sleeve, which others cannot grasp but which keeps his public excited and breathless. Charles de Gaulle

Basta un sorriso per cambiare il mondo intorno. Costa poco e rende molto…

10. Semplicità

Less isn’t more; just enough is more. Milton Glaser

In un mondo sempre più complicato le persone rispondono bene alla semplicità. Offrire semplicità paga…

11. Gratitudine

I would maintain that thanks are the highest form of thought, and that gratitude is happiness doubled by wonder. Gilbert Chesterton

I leader ad Alto Gradimento sono grati agli altri per il contributo e le opportunità che offrono. Dire grazie, riconoscere. Ecco un modo potentissimo per vedere il proprio operato decuplicato nel bene.

La regola d’oro: tratta gli altri come tratteresti te stesso.
Usare la stessa cortesia che useresti con te stesso con i collaboratori, i clienti, i fornitori e tutte le persone con cui si entra in contatto. Tutte queste semplici regole rendono il leader e l’azienda ad alto gradimento. Eppure, la maggior parte delle persone si focalizza sul fare denaro. A quanti di noi piace andare a lavorare al mattino? E a quanti no? Perché? Basterebbe applicare la metà di queste semplici regole per vivere molto megio. Provare per credere.