Le piattaforme partecipative possono aiutare la cultura italiana a trovare nuove forme di sostentamento

Entro Emanuela Negro Ferrero

www.innamoratidellacultura.it è una piattaforma di crowdfunding nata per consentire a tutti di diventare un mecenate della cultura.

L’idea di aprire una piattaforma verticalizzata in questo settore specifico nasce dall’analisi di tre osservazioni: in primo luogo, la necessità delle organizzazioni culturali di trovare nuove fonti di finanziamento in un contesto di restrizioni fiscali. In secondo luogo, la necessità di far conoscere il proprio progetto ad un numero ampio di persone in presenza di budget ridotti – se non addirittura inesistenti – per la comunicazione. In terzo luogo, verificare la propria offerta direttamente sull’utente finale il cui gradimento o meno determina anche il successo o meno dell’iniziativa stessa.


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Il meccanismo della piattaforma è semplice. Il portale è a tutti gli effetti una vetrina digitale offerta al progettista  il quale può arricchire il suo spazio web con immagini, video, un testo descrittivo e un’offerta di ricompense pensate per chi dona. Questo se si tratta di iniziative private.  In questo caso la ricevuta fiscale per la donazione effettuata potrà essere dedotta solo se chi la emette  ha una ragione sociale che lo consente  E’ il caso delle fondazioni culturali e delle associazioni. Un passo avanti, che potrebbe interessare sia i cittadini che le imprese, è il nuovo sistema di  sgravio introdotto con l’ArtBonus. Che riguarda però solo i beni di proprietà pubblica.

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Analizzando il sito ministeriale www.artbonus.it, è possibile scorrere l’elenco dei beni da restaurare e mantenere. Una vetrina statica su cui le donazioni già effettuate vengono riportate senza indicare i nominativi di chi ha donato. Questo non ci piace molto, così come non ci piace leggere : richiesta =120.000 ; raccolti = 120.000.  Le piattaforme di crowdfunding sono trasparenti. Chi dona vede subito apparire il suo nome ( o nickname) di fianco alla donazione effettuata. Questo, in un paese dove la mancanza di trasparenza regna sovrana, è un grande incentivo per chi vuole contribuire.

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La differenza fondamentale fra un sito come www.innamoratidellacultura.it e www.artbonus.it è la comunicazione. Chi pubblica una campagna per realizzare un crowdfunding è tenuto a comunicare il suo progetto in qualsiasi modo possa essere utile a raccogliere il denaro. Perché questo avvenga con maggiore facilità, offre delle ricompense in cambio del denaro ottenuto.

Chi pubblica un bene da restaurare sul sito ArtBonus, non comunica un progetto, chiede denaro in cambio di uno sgravio fiscale. Si tratta non più di partecipazione attiva bensì di mecenatismo. Non so se è meglio l’una o l’altra modalità. Quello che posso pensare istintivamente è che l’ArtBonus sia  uno strumento intelligente ma per niente sexy perché  non aiuta le persone a sentirsi partecipi di  qualcosa.

Nel crowdfunding  è chiaro che le persone vengono attirate dal progetto. Se il progetto è forte le donazioni arrivano. Prova ne è che i beni sostenuti in Italia sino ad oggi grazie all’ArtBonus sono quelli più cool: il teatro della Scala di Milano, l’Arena di Verona.

immagine idc annuncioAbbiamo deciso di chiamarci “innamoratidellacultura” perché donare per la cultura è un vero e proprio gesto d’amore. La donazione per un restauro parte dal cuore, non dal portafoglio, anche se poi è da lì che arriva il supporto al progetto. Il nostro logo è un piccolo cuore rosso.  Puoi innamorarti di un progetto o essere innamorato della cultura. Di fatto, fai parte di una comunità di persone attente e sensibili a tutto ciò che di bello viene prodotto nel nostro paese.

La piattaforma www.innamoratidellacultura.it non accoglie tutte le campagne. Da quando siamo andati online ad oggi abbiamo effettuato una accurata selezione dei progetti. Per tipologia, area geografica, importo richiesto, ragione sociale del progettista. Non nascondo di aver condotto analisi continuamente. Stiamo creando una procedura basata sugli errori che consenta alle campagne di avere più successo. Anche questo fa parte della filosofia dell’attenzione nei confronti delle persone che deve rimanere il punto centrale del lavoro. Tutto il crowdfunding ha a che fare con le persone. Chi pensa che si tratti solo di denaro sbaglia. Il denaro c’è ma come elemento fondante.

Penso che www.innamoratidellacultura.it  dovrebbe ospitare i progetti pubblicati su www.artbonus  riconvertiti in campagne di crowdfunding  vere e proprie per consentire alle persone – e non solo alle aziende – di entrare a fare parte di un grande processo di recupero del paese. Quello che manca, nel privato come nel pubblico, è la capacità di realizzare queste campagne.

Nel nostro “percorso ad errori” abbiamo costruito un team in grado di supportare i vari aspetti preparatori e di comunicazione della campagna. Quello che troviamo sempre difficile da far comprendere ai progettisti è che questo lavoro strategico ha un costo iniziale. Che  viene ammortizzato con la campagna, ma che comunque c’è e va considerato.

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Il crowdfunding non è solo una forma alternativa- aggiuntiva? – di finanziamento. E’ uno strumento che i responsabili dei progetti culturali, istituzioni, grandi imprese culturali devono prendere in considerazione come parte di una strategia di comunicazione e di finanziamento. Le  due cose vanno insieme.

Cosa manca? Formazione e informazione. Incentivare va bene ma la vera sfida sociale a cui tutti noi siamo sottoposti a tutti i livelli è insegnare alle persone a partecipare e condividere.

Emanuela Negro-Ferrero

enf@innamoratidellacultura